L’intervento su nidi di Vespa crabro (calabrone) o Vespula vulgaris rappresenta una delle operazioni a più alto rischio per l’operatore e per la pubblica incolumità. In Italia, la proliferazione di questi imenotteri nelle aree antropizzate è favorita dalla disponibilità di siti di nidificazione protetti, come cassonetti delle tapparelle, canne fumarie e intercapedini murarie. La pericolosità non è legata solo alla tossicità del veleno, ma alla natura aggressiva e territoriale della colonia, capace di sferrare attacchi coordinati se disturbata.
La procedura di bonifica professionale inizia con l’identificazione della specie e la localizzazione esatta del favo. È imperativo distinguere questi interventi dal recupero delle api (Apis mellifera), le quali, essendo protette dalla legge, richiedono l’intervento non violento di un apicoltore. Per vespe e calabroni, la strategia d’elezione prevede l’impiego di insetticidi ad alto potere abbattente erogati tramite lance telescopiche o dispositivi a pressione. L’uso di formulati in polvere micronizzata è particolarmente efficace nei sottotetti: la polvere, aderendo al corpo degli insetti che entrano ed escono, viene trasportata fin nel cuore del nido, garantendo l’eliminazione anche della regina e delle larve.
L’operazione deve avvenire preferibilmente durante le ore notturne o al sorgere del sole, quando l’intera colonia è all’interno e l’attività metabolica è ridotta. Una volta neutralizzata la minaccia, la fase finale consiste nella rimozione meccanica del nido e nella successiva disinfestazione dell’area circostante. È un passaggio cruciale: i nidi abbandonati contengono feromoni di segnalazione che potrebbero attrarre nuove regine nella stagione successiva. Pulire l’area con enzimi specifici permette di “resettare” la memoria chimica del sito, prevenendo reinfestazioni cicliche negli anni a venire